31 Dic 2019

#Lavoro #Servizi alla persona #Legalità #CSW #CSWperilbenessere Lavoratori irregolari: verso una profonda involuzione sociale

Lavoratori irregolari: verso una profonda involuzione sociale

Lavoratori irregolari: verso una profonda involuzione sociale

 

“I braccianti di Rosarno e i riders nelle metropoli sono solo la punta dell’iceberg. Il «cattivo lavoro» è un virus. Lavoro povero e sottopagato. A cottimo, due, cinque euro all’ora. Non più circoscritto all’agricoltura e ai servizi. Le pratiche di sfruttamento dei lavoratori si stanno diffondendo in ogni settore. Anche intellettuale. Con il rischio di una profonda involuzione sociale.” (“Lavoro povero: il virus del terzo millennio”, Corriere della Sera di Paola D’Amico.)

 

Il lavoro nero, anche conosciuto con il termine di lavoro irregolare, è l'impiego di lavoratori non denunciati agli uffici competenti e non risultanti dalle scritture e da altre documentazioni obbligatorie per legge.

 

Da un lato il lavoratore rinuncia ai suoi diritti e alle proprie tutele, dall’altro lato non pagando le tasse, non versa i contributi. Questo sistema è diventato un peso per lo Stato, che ne subisce le conseguenze. 

 

In Italia le categorie di lavoratori più esposti a questo tipo di rapporti lavorativi sono:

-Immigrati: si trovano di fronte alla scelta di lavorare pur di guadagnare indipendenza economica e con la poca consapevolezza dei propri diritti di lavoratori e del mondo del lavoro nero,

-Giovani: spesso vittime di contratti non regolari perché ritenuti inesperti,

-Donne: spesso accettano un’occupazione irregolare pur di non restare senza lavoro.

 

I settori maggiormente interessati sono:

1. Agricoltura: soprattutto per attività stagionali,

2. Ristorazione e servizi alberghieri: contratti stagionali, a chiamata o occasionali,

3. Servizi per la casa e per la famiglia: colf, badanti e baby-sitter assunti senza contratto,

4. Edilizia: nei cantieri, dove si rischia anche di essere vittime di incidenti per il mancato

rispetto delle misure di sicurezza.

 

“È proprio il caso di dirlo: il lavoro non basta. Viviamo in un periodo in cui il lavoro garantisce meno che in passato l’autonomia economica e una prospettiva di vita dignitosa alle persone occupate e alle loro famiglie. Il lavoro (sotto-retribuito, discontinuo e con minori tutele) non è più garanzia di un’esistenza lontana da vulnerabilità economica e povertà. Quello dei working poors, sottoprodotto di un mercato del lavoro profondamente diseguale che offre sempre meno posti di lavoro di qualità e tante occupazioni precarie, è un fenomeno che si va acutizzando e cui si deve porre rapido ed adeguato rimedio. Ne va del benessere collettivo, del futuro delle giovani generazioni, e in senso più ampio della tenuta e coesione sociale del nostro Paese.”  (“Lavoro povero: il virus del terzo millennio”, Corriere della Sera di Paola D’Amico.)


 

Cosa ne pensa Centro Servizi Welfare

Nella tipologia di servizi socio assistenziali che offre Centro Servizi Welfare,  il lavoro regolare non è solo qualcosa che tutela il lavoratore e contribuisce al benessere dell’intera collettività, ma è anche qualcosa che tutela chi riceve il servizio. 

L’inserimento regolare di educatori, assistenti familiari (badanti), operatori socio sanitari, infermieri ecc., fa sì che siano coperti da assicurazione, che possano godere di formazione in materia di salute e sicurezza e di aggiornamenti rispetto alle pratiche delle attività di cura.

Anche alla famiglia, però, viene fornita la formazione sulla sicurezza sul lavoro e della salute: implicazioni e responsabilità della famiglia come datore di lavoro dell’assistente familiare.

Entrambe le parti devono essere consapevoli delle responsabilità e dei rischi.

 

Dalla regolarizzazione del lavoro di cura ne trae vantaggio la qualità dell’attività stessa, nonché la serenità e la sicurezza dei rapporti tra il lavoratore, la famiglia e la persona che viene accudita.

Il lavoro di cura con contratti regolari, all'interno di un regime di legalità è motore di sviluppo: favorisce il benessere delle famiglie e degli assistiti, alimenta l'economia locale, riduce la spesa sociale e i costi collettivi legati al lavoro nero.

 

Centro servizi Welfare dice #NoAlLavoroNero !

L’articolo intero dal Corriere della Sera: https://www.corriere.it/buone-notizie/19_luglio_03/lavoro-povero-nero-virus-terzo-millennio-7a55edaa-9d96-11e9-9326-3d0a58e59695.shtml

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